Educazione alla mondialità

Martedì 14 marzo sono venute nella nostra scuola delle signore
dell’Associazione Armadillo per un lavoro di educazione alla
mondialità. Ci hanno parlato dei jeans e del loro ciclo di produzione.
Dopo una spiegazione sull’origine dei jeans e averci fatto notare che la
maggior parte di quelli che indossavamo era prodotta in Cina e in India,
ci hanno proposto un gioco: a gruppi dovevamo realizzare con la carta il
maggior numero possibile di pantaloni in mezz’ora. Le animatrici
svolgevano la parte dei sorveglianti e via via sono diventate molto severe
ed esigenti.
Al termine del gioco abbiamo discusso sulle emozioni provate mentre le
animatrici ci maltrattavano ed abbiamo riflettuto sul fatto che realmente
ci sono persone, anche ragazzi della nostra età, che lavorano in pessime
condizioni. Abbiamo ricordato la strage di Rana Plaza a Dhaka, in
Bangladesh, dove nel 2013 hanno perso la vita 1133 operai del tessile.
Tra il primo e il secondo incontro abbiamo avuto la possibilità di
leggere articoli e guardare un documentario sulla vita di Jasmin, una
ragazza cinese che racconta le sua esperienza e i suoi sogni.
Il 24 marzo abbiamo analizzato le problematiche che si sviluppano attorno
alla produzione di questo indumento molto comune nel nostro tempo: lo
stato di miseria in cui vivono i lavoratori, la scarsa retribuzione,
l’enorme quantità di acqua utilizzata per fabbricare un paio di jeans
(9500 litri), i pesticidi usati per la coltivazione del cotone e le
modifiche all’ambiente (il Lago di Aral non esiste più), l’energia
consumata nella produzione, nel commercio e nell’uso, la produzione di
CO2 .
Le animatrici ci hanno fatto ragionare sul fatto che noi possiamo, nel
nostro piccolo, apportare dei cambiamenti e ci hanno mostrato degli abiti
del Commercio Equo e Solidale, prodotti con stoffe biologiche e per i
quali i lavoratori hanno avuto un giusto compenso.
Ci hanno suggerito un’iniziativa: partecipare alla campagna “Chi ha
fatto i miei vestiti?” chiedendo maggiore trasparenza durante tutta la
filiera fino al consumatore finale. Questo può portarci ad un nuovo modo
di scegliere ciò che acquistiamo e magari può incoraggiare chi crea la
moda a farlo in maniera più responsabile.
L’attività si è conclusa tra gli applausi con una sfilata di moda di
alcuni nostri compagni che hanno indossato questi vestiti.
Asia 3B

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